La risalita di Penelope

Penelope: figura mitologica dell'antica Grecia. Attese vent'anni il ritorno di Ulisse...

Tutti conoscono la storia di questa donna, ma pochi quella...della risalita, e del sifone, che fu esplorato verso la fine degli anni 80 dal gruppo speleologico pisano. A meno che non si è speleologi, possibilmente toscani, e magari di una certa età.

 

Così in un fine settimana di Febbraio mi trovo a convincermi di cercare qualcuno del gruppo speleo pisano (!) per chiedere se fosse in programma un'escursione in grotta. Ne ricevo conferma da Andrea Russino, il quale mi propone due uscite: Astrea, fino al bivio della congiunzione con la buca di V, oppure la risalita di Penelope in Corchia. Sono indeciso, ma non troppo...e velocemente nella mia mente valuto le due grotte: la prima troppo “tecnica”, e sopratutto faticosa per la mia condizione fisica. Un dislivello insignificante per la moltitudine degli speleo, ma oltre la soglia delle mie attuali capacità (cioè oramai per il futuro), quindi opto per il corchia, convincendo Andrea che sia la cosa più “giusta”. A dire il vero anche lui lo crede, dichiarando che comunque per l'astrea avremmo trovato neve e ghiaccio (!). Manco si dovesse andare in carcaraia, ma ovviamente a me sta moltissimo bene così.

Alla ottotamoil ci troviamo in tre: Andrea, Marco Oppo, e il sottoscritto. Caterina, la mia dolce consorte, mi impone di recarmi all'incontro in scooter... ed ho il sospetto che la motivazione che gli servisse la macchina fosse una scusa per invogliarmi a desistere. Non ha fatto i conti, come spesso accade, con la mia determinazione. Quindi giungo al parcheggio addirittura in anticipo.

Avrei potuto chiedere di essere prelevato a casa? Certo che si, ma non l'ho voluto fare...

Sono le 10 del mattino di Domenica 21 Febbraio quando Marco inizia la classica discesa verso il pozzo Empoli dalla buca del serpente. Sono per la esima volta dentro il Corchia.

I secchi di plastica che Andrea ha comprato mi intralciano un po i movimenti, ma faccio attenzione a non perderne uno che ho incastrato sotto quello agganciato al mio imbrago, e che contiene anche un pezzo di tubo da elettricità che servirà per innescarlo nell'acqua del sifone per svuotarlo. Giungiamo nel punto da cui inizia la risalita intorno alle 11.00...e mi accorgo che manca proprio il secchio che poteva perdersi... Marco si “offre” di andarlo a recuperare, ritrovandolo nella prima rampa di scale in discesa del percorso turistico. Forse funziona proprio cosi anche per queste cose: massima attenzione nei punti in cui pensiamo possa accadere qualcosa, ma appena siamo tranquilli che in un percorso più agevole come le passerelle turistiche ciò non può più succedere ecco che avviene l'incidente (si fa per dire). Vale per molte cose, quindi meglio che sia successo con un secchio. Mai abbassare l'attenzione. Il bello è che pur avendoli appesi proprio davanti a me, sotto le palle, misteriosamente lui aveva deciso di sganciarsi e io non mi sono neanche accorto della perdita, e quindi...ci ha fatto perdere altro tempo per il recupero.

Questa escursione aveva uno scopo ben preciso: svuotare il sifone, passare oltre e verificare le possibilità esplorative. A dire il vero Andrea aveva informazioni che questa risalita era stata rifatta recentemente da alcuni speleo (spezzini?), ma chissà quanti altri in realtà avevano riprovato la stessa cosa che ci accingevamo a fare noi.

Avevo contattato telefonicamente anche il mitico “carrozzina” che aveva confermato i miei ricordi di molti anni fa...che comunque si erano sommati a quelli di Roberto. In pratica i principali artefici di questa esplorazione avvenuta quasi trent'anni fa.

Iniziate le operazioni di svuotamento con l'innesco del tubo e con l'aiuto di secchiate passate di mano in mano, concedendoci la pausa pranzo come da contratto sindacale essendo giunti alle ore 13,00 poi abbiamo atteso ancora fino alle 15,30 prima di oltrepassare il sifone. Durante le operazioni di svuotamento, per “riempire” il tempo ci siamo anche inventati di fare un calcolo molto empirico della quantità d'acqua svuotata, contando quanti secchi (non pieni, 8 litri circa) venivano passati di mano e in quanto tempo (1 minuto). Abbiamo quindi convenuto che alla fine circa 2000 litri avevano modificato temporaneamente la portata idrica del ramo del fiume sottostante...

Oltre il sifone si trova una condottina freatica di dimensioni comode, con andamento leggermente serpeggiante, a volte inclinata, liscia e con uno strato sabbioso umido, che conclude il suo snodarsi in una salettina circolare sufficientemente alta, al centro della quale si nota un passaggio verticale stretto e impraticabile da cui esce l'aria che si avverte immediatamente dopo l'apertura del sifone, e che appunto ti guida. Il tentativo di forzare la strettoia da parte mia è stato vano, ne ero consapevole ovviamente, e la voglia di farlo magari è scaturita dopo avere (ri)letto la scritta in nero fumo sulla parete: 87 G.S.Pi.

Sembra che di questo ramo del Corchia tra l'altro non esista uno straccio di rilievo. Contribuirebbe minimamente all'aumento chilometrico dello sviluppo spaziale del complesso ipogeo già conosciuto, ma tutto fa, quindi è in programma un'uscita mirata in proposito. Contemporaneamente, ho suggerito ad Andrea, che a mio avviso sarebbe il caso di organizzare anche una campagna di scavo e “smanzo”. Da quel che si riesce a vedere la prosecuzione potrebbe non essere “agevole” oltre la strettoia verticale, senza contare che non ci si allontana in pianta dalle zone conosciute, ma anche sotto questo aspetto tutto fa. La circolazione dell'aria all'inizio dopo l'apertura del sifone sembrava avesse una velocità più forte di quella riscontrata qualche minuto dopo. Come se con il passare del tempo avesse trovato il suo equilibrio. Ad ogni modo la sua presenza è sempre di aiuto.

Mi piacerebbe partecipare all'escursione che verrà programmata con queste finalità, e mi auguro quindi di poterci essere. Vedremo.

Alle 16.30 armeggiavamo a sistemare l'innesco del tubo che dovrebbe consentire di trovare il sifone vuoto. In pratica il tubo è stato infilato in una bottiglietta appesa sul lato della risalita in posizione di presunto equilibrio fra le due quote. Poi, infatti, ci sarebbe da dire che il sifone sembra sia alimentato da stillicidio, quindi il metodo praticato dovrebbe appunto essere sufficiente a mantenere vuoto il meandrino allagato. Sarà così? È quel che vedranno i futuri esploratori.

La discesa è stata disarmata interamente in corda doppia, questo per dire che altro tempo è occorso per giungere alle passerelle e successivamente al pozzo Empoli, ma che ne occorrerà nuovamente per riarmarla. Siamo tornati a “non” rivedere le stelle perchè una leggerissima pioggerella ci ha accompagnati verso l'auto come all'andata.

Erano le 19.30 quando ci liberavamo della ferraglia e degli indumenti bagnati e infangati.

Tenuto conto dell'ora conclusiva dell'escursione abbiamo poi deciso unanimemente di cenare in loco. Abbiamo anche scelto la pizzeria in fondo alla strada proprio al bivio con la provinciale, trovandoci gli spezzini, che ci hanno fatto sorgere il dubbio che...ogni tanto è meglio cambiare ristorante.

Quando sono giunto a casa avevo già abbondantemente riflettuto su questa escursione: dislivello di progressione molto modesto, e meno stancante del lavoro di svuotamento del sifone, anche se complessivamente l'uscita ha oltrepassato le otto ore di sola grotta, ma che mi hanno stancato sufficientemente. Ciò che è più importante però è che sarebbe meglio tenerlo a mente, e quindi di non cedere ad alcuna tentazione per proposte di escursioni in grotte in cui si dovrebbero superare i 200m di profondità... Tuttavia, come disse O.W. : resisto a tutto, tranne che alle tentazioni...

Comunque grazie ad Andrea e Marco per questa bella giornata.

Mancini Giuseppe Pisa 21 Febbraio 2016

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