Friuli - Non dire Flysch se non l'hai nel sac

E' venerdi 8 luglio e dopo esaustive, seppur dell'ultimo minuto, informazioni stradali convergiamo in forze a casa di Marco Oppo il promotore e organizzatore dell'uscita in Friuli prendendo ognuno strade diverse con l'intento forse di seminare gli eventuali inseguitori.

Dopo un breve consulto su chi ce l'ha più grande, chi non ce l'ha e chi ce l'ha ma funziona male, scegliamo le due macchine (cosa avevate pensato...) che ci traghetteranno in quel di Udine, direzione Taipana e saliamo a bordo, sono circa le 17.
La formazione è questa:
- Marco (Oppo), Antonio, Silvio, Caterina nell'Insetto scoppiettante di Marco
- Peppino (aka Silvio2), Andrea e Marco G. nel Diabolico Coupé di Peppino.


Peppino al primo autogrill si spara un arancino in endovena giusto per rinfrancare le sue radici meridionali visto l'approssimarsi del confine settentrionale.

Quando arriviamo a Taipana  sono circa le 22 (Bologna ci ha fatto perdere almeno 1 ora ahimè) e ci incontriamo con Maurizio Tavagnutti, un noto speleologo friulano del Centro Ricerche Carsiche "C. Seppenhofer" e gestore del rifugio, che ci accoglie al rifugio speleologico "C. Seppenhofer", la nostra base per i prossimi due giorni.

Dopo alcune brevi spiegazioni, ci dirigiamo con una certa ansia da pasto saltato verso il Ristorante Paradiso che inspiegabilmente alle 22.30 è l'unico ad essere ancora aperto e ben illuminato.
Lì ci aspetta Paolo, la nostra guida locale e amico del nostro Oppo, che cerca di distoglierci, anche se con scarso successo, dal menu delle pizze per spiegarci le diverse possibili escursioni per i due giorni a seguire.
Decidiamo le grotte e le pizze e nel mentre ci accorgiamo che l'arancino in Peppino sta scalciando in pancia forse perchè si è accorto prima di noi che l'ambiente circostante non è cosi propriamente Friulano come ci saremmo aspettati in un paese come Nimis.

Andiamo a letto che sono le 23.30 e ci sistemiamo alla meglio, un po' in camerata un po' fuori in base alle proprie sensibilità acustiche con l'accordo di svegliarsi in tempo utile per incontrarci al ristorante alle 10.
A noi abituati a OTTOTAMOIL, DIECIPARADISO ci sembra un po' strano, ma vedo che nessuno fatica ad adeguarsi al nuovo orario.
Alle dieci ci troviamo con Paolo, Franco, Livio e Anna del gruppo A.N.F. di Tarcento e decidiamo insieme di iniziare la giornata con Doviza, una grotta un po più tecnica per poi passare nel pomeriggio alla più turistica Villanova e subito ci dirigiamo verso Villanova delle Grotte, punto di partenza di entrambe.

Dopo un breve ma accalorato avvicinamento su misto asfalto/zecche (paventate me per fortuna non incontrate) ci ritroviamo all'ingresso alto di Doviza, l'ingresso basso è in realtà 10 metri più sotto e Paolo ce la presenta come la traversata più veloce dell'anno. In realtà la grotta si fa rispettare: un dedalo di pertugi che percorriamo sicuri solo grazie alle nostre guide.
Non serve l'imbraco se non per reggere le speleo-braghe ma nonostante questo la grotta risulta comunque impegnativa per chi come il sottoscritto risulta sprovvisto di addominali.
Nella progressione Franco ci stupisce tutti dall'alto dei sui anni scarrozzandosi un "Sac" di tutto rispetto per via del solito famigerato materiale fotografico.

Usciti nel primo pomeriggio da Doviza salutiamo e ringraziamo Franco, Livio e Anna che consegna ad Andrea una perla di grotta ed alcune altre piccole rocce raccolte per il nostro prossimo corso e ci dirigiamo verso l'ingresso vecchio di Villanova.
Appena entrati, partecipiamo ad un breve resoconto di Paolo sulla grotta e chiediamo informazioni sul Flysch che da subito ci incuriosisce e che ci accompagna per tutta la grotta.
A vederlo il Flysch dà l'idea di una muratura "posata in opera" in modo assai lineare, è come se il mastro-mare per affrettare un po' i tempi della sedimentazione abbia optato per depositare direttamente blocchetti anziché granelli.
Altra peculiarità di Villanova è il sottile strato di argilla chiara che ci accompagna per tutto o quasi lo sviluppo della grotta nella parte alta della parete "orografica" destra.
Questo strato a me ha ricordato la glassa all'albicocca della sacher-torte per via del fatto che era un singolo strato e abbastanza sottile rispetto al resto, altre interpretazioni hanno rievocato il millefoglie ma credo soprattutto per via del flysch.

Proprio all'ingresso della grotta Paolo ci mostra un po' di Niphargus e Titanethes che si godono il fresco nell'acqua di grotta. Scendendo, arriviamo alle passerelle della parte più turistica e poi alla parte turistica nuova, fino ad arrivare alle belle cascate che vediamo solo in parte per scarsità di tempo ed energie. Nella sala in cui ci fermiamo prima di tornare sui nostri passi Paolo ci fa notare anche dei fossili di una colonia di non so quali animali prestorici che si trovarono a passare di lì per essere poi involontariamente immortalati nella pietra.
Un'altra nutrita colonia deve essere stata quella degli "Speleomanzus" i cui fossili cannelliformi possono essere notati nelle rocce in prossimità di passaggi stretti (il fenomeno andrebbe studiato con l'aiuto di un biologo).
La grotta porta inoltre i segni del terremoto del '76 e le concrezioni lo stanno a testimoniare.
Usciamo da Villanova verso le 19 e baldanzosi ci dirigiamo alle macchine, ad attenderci una lauta cena al ristorante "I Templari", ottimo in tutto anche se un po' più chic rispetto agli standard garfagnini di un gruppo di sudati speleo Pisani.
Ci cambiamo alla bell-e-meglio e nel mentre Paolo ci intrattiene suonando in stile aborigeno (in mutande) il suo inseparabile didgeridoo sotto lo sguardo fintamente indifferente di alcuni passanti.
Arriva Barbara la ragazza di Paolo e tutti insieme andiamo a cena per ricompensare gli sforzi e le calorie perse.

E' domenica e stavolta ci alziamo all'alba (quella delle 7.30), Paolo ci aspetta alle 9.20 a Nimis con Cleopatra, Francesca e Barbara per condurci a Pod Lanisce una divertente grotta acquatica simile ad una forra sotterranea in cui possiamo sciacquare le tute infangate il giorno prima, facilitandoci lo spiacente compito al rientro.
Quando usciamo, ci buttiamo nel greto del fiume e lo percorriamo con qualche tuffo e qualche burla e dopo una mezzora usciamo da un ponte nei pressi delle nostre macchine, dove ci aspetta Barbara che gentilmente ha fatto compagnia a Caterina che, essendo dolorante dal giorno prima, aveva deciso di non entrare.

Proprio mentre ci stavamo cambiando un autoctono ci ingaggia millantando alcune centinaia di fiaschi in cantina, l'idea ci alletta però il viaggio di rientro incombe. In principio ci chiediamo il fine di questa generosa offerta e ci immaginiamo protagonisti di sceneggiature alla Quentin Tarantino con  un gruppo di stanchi e abbevazzati speleologi che si squartano a vicenda a colpi di Piantaspit per una quisquiglia.
Ciò nonostante optiamo per andare e accettiamo la squisita ospitalità offerta brindando e chiacchierando fintanto che l'ora non diventa propizia per la partenza.

Ci siamo, due giorni belli, interessanti e divertenti anche se meno tecnici e sportivi del solito, ringraziamo quindi le nostre guide in particolare il bravo e simpatico Paolo che ha avuto la disponibilità di accompagnarci e l'organizzatore Marco che ha reso possibile l'uscita fuori porta.

Antonio B.
G.S.P.I. credente anche se poco praticate

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