Siamo arrivati a 100 anni dalla fondazione del Gruppo Speleologico Pisano e per celebrare i suoi 100 anni il Gruppo Speleologico CAI Pisa ha deciso di avviare una serie di eventi aperti alla cittadinanza, la cerimonia di apertura si terrà a Pisa, Palazzo Gambacorti (sala delle Baleari) il 14 marzo 2026 ore 17.
Ecco gli eventi già fissati (altri saranno inseriti in seguito):
– Sabato 14 Marzo ore 17-19
Cerimonia di apertura
Palazzo Gambacorti Pisa (sala delle Baleari)
– Venerdì 10 aprile ore 18
IL LATO OSCURO DELLA BIODIVERSITÀ: alla scoperta dei Chirotteri con lo zoologo Paolo Agnelli
Dipartimento di Scienze della Terra di Pisa (AULA C)
Via Santa Maria, 53 (Pisa)
– Venerdì 8 maggio ore 18:30 – 20:00
Acque Carsiche con Leonardo Piccini
Dipartimento di Scienze della Terra
Via Santa Maria, 53, 56126 Pisa PI, Italia
– Lunedì 18 maggio, Martedì 19 maggio, Mercoledì 20 maggio
Pint of science
Pisa (luogo da definire)
– Domenica, 24 maggio
Speleogita alla grotta del Monticello Agnano (PI)
– Sabato, 20 giugno
Speleogita alla Tana che Urla (Fornovolasco)
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E adesso un pò di storia…
Cercare di descriverne la storia diventa molto difficile, dal momento che le sue radici affondano in un passato così lontano.
La nascita del Gruppo Speleologico Pisano si deve all’impegno del Cav. Rodolfo Giannotti, figura di spicco della speleologia toscana. L’approccio di Giannotti a questa disciplina fu piuttosto particolare: ufficiale di complemento durante la Prima Guerra Mondiale, ricevette l’ordine di ispezionare alcune grotte utilizzate dalle truppe austriache come rifugi e magazzini, per poi individuarne altre che potessero essere utili alle truppe italiane. Alla fine della guerra, fu tra i primi iscritti alla sezione di Pisa del Club Alpino Italiano (CAI), dove, oltre a partecipare alle attività escursionistiche, ricordando l’esperienza bellica, iniziò a visitare ed esplorare le grotte del Monte Pisano. Fu allora che pensò di creare un gruppo grotte all’interno della sezione CAI di Pisa; ottenuto il consenso dell’allora presidente, Prof. Vittorio Amoretti, fondò nel 1926 il Gruppo Speleologico CAI Pisa, il primo in Toscana, seguito pochi mesi dopo da quello della sezione fiorentina.

Figura 1 Foto da Archivio GSPi
Rodolfo Giannotti fu il primo presidente, nel 1967, della Federazione Speleologica Toscana (FST) e uno dei fondatori del Catasto Speleologico della Toscana. La sua produzione bibliografica è vastissima, con rapporti e relazioni sulle escursioni nelle grotte dei monti pisani. Scrisse articoli sulla biospeleologia, la geologia e la climatologia delle grotte, oltre a numerosissime relazioni sull’attività del gruppo, presentate ai vari convegni di speleologia a cui partecipò. Attualmente, gran parte della documentazione prodotta da Giannotti è custodita nel Centro Italiano di Documentazione Speleologica F. Anelli di Bologna.

Figura 2 Articolo di giornale “La Nazione, Pisa”
Con il passare degli anni, Giannotti ridusse sempre più la sua attività in grotta, pur mantenendo un intenso impegno all’interno della Federazione e del gruppo pisano. Rodolfo Giannotti aveva assistito alla nascita della speleologia toscana, che allora era fatta di progressione su scalette di corda con pioli di legno, illuminazione con candele e un abbigliamento costituito da pantaloni alla zuava, giacca e l’immancabile cravatta. Occorre ricordare che l’attuale simbolo del gruppo speleologico pisano deriva dal “grottesco“, un supporto a spirale che Giannotti aveva inventato per reggere la candela sul cappello. Con gli anni, le tecniche di progressione migliorarono: le scale di legno furono sostituite da quelle in acciaio e alluminio, le funi di canapa con corde di nylon e le candele da impianti a carburo di tipo minerario. Nuove figure entrarono nel Gruppo Speleologico Pisano e portarono avanti l’attività nel periodo che va dagli anni ’70 fino alla metà degli anni ’80, caratterizzata soprattutto dall’esplorazione dell’Antro del Corchia. Le nuove tecniche di progressione avevano permesso di raggiungere zone fino ad allora considerate inaccessibili e in quegli anni si assistette quasi a una gara tra gruppi speleologici, sia italiani che stranieri, per l’esplorazione di quella che, per molti anni, sarebbe diventata la grotta più profonda e più estesa d’Italia.
In quegli anni ci furono collaborazioni con gruppi francesi e cecoslovacchi per l’esplorazione di rami dell’Antro del Corchia che avrebbero poi aperto la strada a quello che ancora oggi è il fondo della grotta. Furono scoperti, esplorati e collegati alla grotta nuovi ingressi. Tutta questa attività e la crescente consapevolezza della necessità di tutelare la grotta entrarono in conflitto con l’attività estrattiva, che minacciava l’Antro del Corchia sia direttamente con l’escavazione sia con il rilascio incontrollato dei residui di lavorazione. Il Gruppo Speleologico Pisano partecipò attivamente non solo alle esplorazioni, ma anche alle iniziative di salvaguardia e alle manifestazioni a tutela della grotta, contribuendo alla creazione della Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana.
L’introduzione delle tecniche di progressione su sola corda e il conseguente definitivo abbandono delle scalette rappresentarono una nuova rivoluzione nella speleologia: piccoli gruppi di speleologi, con relativamente poco materiale, potevano raggiungere aree esplorative che prima richiedevano molto equipaggiamento, numerosi partecipanti e un’organizzazione pianificata paragonabile a una vera e propria spedizione. Questo portò i gruppi speleologici, incluso quello pisano, ad abbandonare l’organizzazione verticistica e un po’ “militarista” che aveva caratterizzato i gruppi fino a quegli anni, per assumere l’attuale organizzazione più “anarchica”.
Alla fine degli anni ’70, nuovi e giovani iscritti al gruppo diedero un nuovo impulso alle esplorazioni nel Corchia. Tra questi nuovi elementi spicca Roberto Giuntoli, che sarebbe stato eletto presidente per molti mandati.
Roberto, che ancora oggi partecipa alle attività del gruppo, è stato tra i più attivi esploratori dell’Abisso Farolfi e ha sempre partecipato in prima persona a tutte le attività e esplorazioni del gruppo.
È stato anche un “trascinatore” per molte attività non solo speleologiche, e sono memorabili le cene o le feste che organizzava a casa sua.
Un altro elemento di spicco è Marco “Carrozzina” Genovesi, che si è allontanato dal gruppo qualche anno fa ma partecipa ancora attivamente alle attività della Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana.
A Marco si deve la scoperta, nel 1981, dell’Abisso Farolfi, che ancora oggi presenta parti inesplorate. Rimane avvolto nel mito l’inizio dell’esplorazione del Farolfi, la collaborazione con i gruppi maremmano e torinese dopo la scoperta di Marco, a cui sono seguiti una serie di malintesi con il gruppo speleologico versiliese.
Quest’ultimo, anticipando nelle esplorazioni il gruppo pisano, ha fatto nascere la leggenda del “piratamento” della grotta a danno dei pisani, come era quasi una prassi in quegli anni di intense esplorazioni e accese rivalità tra i vari gruppi.

Figura 3 1976 speleo del gruppo nella baracca in Arnetola
Per tutti gli anni ’80, il Gruppo Speleologico Pisano fu molto attivo sia nelle esplorazioni nel Corchia sia nell’organizzazione di campi estivi sulle Alpi, ma soprattutto sul massiccio della Maiella, dove furono scoperte ed esplorate numerose cavità.
Nella prima metà degli anni ’80, Enzo Michelizza, altra figura di spicco del gruppo, riuscì a congiungere l’Abisso Farolfi con l’Abisso Figherà, precedentemente già collegato con l’Antro del Corchia.
Questo collegamento ha permesso ai tre abissi di essere riuniti in un unico e immenso complesso carsico che, per molti anni, rimase la grotta più estesa d’Italia.
Una delle attività principali del Gruppo Speleologico Pisano è stata, ed è tuttora, l’organizzazione dei corsi di introduzione alla speleologia.
Da questi corsi sono arrivati i membri che hanno proseguito negli anni l’attività del gruppo.
La presenza dell’Università ha favorito l’avvicinamento di molti giovani all’attività speleologica, dando un nuovo impulso alle esplorazioni.
Con il diminuire delle attività esplorative nel complesso del Corchia, il gruppo pisano ha rivolto le sue ricerche in altre aree delle Alpi Apuane.
È grazie al fiuto del solito “Carrozzina” che si deve, nel 1989, la scoperta dell’Abisso Watanka nel canale degli Alberghi, sulle pendici Ovest del Monte Contrario.
Anche questo abisso presenta ancora parti inesplorate e il Gruppo Speleologico di Genova San Giorgio ha, recentemente, individuato ulteriori prosecuzioni.
Quasi contemporaneamente, il gruppo pisano scopre l’Abisso Cenerone, nel canale Vergheto sopra l’abitato di Colonnata, abisso che deve il suo nome all’incendio del materiale provocato dalla fiamma di una lampada a carburo. L’incendio ha, appunto, incenerito gli zaini con vestiti, documenti, denaro e attrezzatura fotografica, lasciati fuori dalla grotta dagli speleologi pisani che la stavano esplorando.

All’inizio degli anni ’90 viene scoperto l’Abisso Astrea, sul versante Est del Monte Altissimo.
La scoperta è merito di due nostri soci originari di San Marcello Pistoiese, Rossella e Mauro Danesi.
L’esplorazione dell’Abisso Astrea è ancora in corso e rappresenta uno degli impegni principali dell’attività del gruppo.
La scoperta di nuove gallerie, di grandi pozzi e le impegnative risalite in zone profonde sono state uno stimolo importante per la crescita del gruppo.
I corsi di introduzione alla speleologia che si sono susseguiti negli anni hanno visto i nuovi adepti cimentarsi con questo importante abisso.
Le recenti esplorazioni, svolte in collaborazione con numerosi altri gruppi speleologici italiani, hanno portato alla scoperta di nuovi ambienti che contribuiranno a una migliore comprensione del sistema idrogeologico del Monte Altissimo e alla probabile congiunzione con altri abissi vicini.
Negli anni ’90, grazie ai contributi della Regione Toscana per la speleologia, il gruppo pisano ha iniziato un lavoro di censimento e rilievo delle grotte del Monte Pisano. Questo lavoro, svolto nell’arco di tre anni, è stato portato avanti da un’altra figura di spicco del Gruppo Speleologico Pisano: Roberto Marchi.
Il censimento ha ripreso il vecchio lavoro svolto da Rodolfo Giannotti negli anni ’30, con il riposizionamento sulla cartografia degli ingressi, il rilievo delle cavità e l’inserimento nel database del Catasto Speleologico Toscano.
Roberto Marchi ha svolto questo lavoro con dedizione e passione; la revisione del lavoro di Giannotti ha permesso di riscoprire, a pochi passi da casa, ambienti di particolare bellezza di cui si era persa la memoria.
Con la necessità di documentare le cavità con immagini, Roberto ha affinato la sua tecnica di fotografia speleologica e, alla fine del lavoro, grazie alla grande quantità di immagini in suo possesso, ha deciso di realizzare un libro fotografico, “Le Grotte del Monte Pisano“.
Roberto Marchi, purtroppo, è venuto a mancare nel 2008, ma il suo libro rappresenta ancora oggi l’unica e più esaustiva opera sugli aspetti speleologici dei nostri monti.
Sempre negli anni ’90, il gruppo speleologico pisano è stato impegnato anche nell’esplorazione di cavità artificiali: una collaborazione con il comune di Portoferraio ha consentito, nel 1996, l’esplorazione, il rilievo e la documentazione delle cavità ipogee nelle fortificazioni di Portoferraio.
Successivamente, nel 2003, una collaborazione con il Comune di Montecatini Val di Cecina ha visto il gruppo impegnato nell’esplorazione della miniera di rame della Macinaia; gli studi effettuati sono stati utilizzati per l’allestimento dell’attuale percorso turistico all’interno della miniera.
Nei primi anni 2000, il Gruppo Speleologico Pisano, oltre alle attività esplorative nell’Abisso Astrea, è stato impegnato anche in collaborazioni con l’Università di Firenze e il Parco regionale di San Rossore per il rilievo e il censimento delle colonie di pipistrelli nella provincia di Pisa.
Questa attività si è protratta per diversi anni con controlli sullo stato delle colonie di chirotteri e censimenti della loro popolazione.
La collaborazione con l’Università di Firenze è proseguita anche dopo il 2010 per la ricerca di nuove specie di miriapodi nelle grotte del Monte Pisano e per la valutazione dell’infestazione, nelle grotte della fascia pedemontana dei monti pisani, del Procambarus Clarkii, il gambero della Louisiana, più noto come “gamberone assassino”.
Dopo circa mezzo secolo, un altro componente del gruppo, Marco Innocenzi, viene eletto Presidente della FST, e resta in carica per tre mandati, dal 2014 al 2023. Negli anni, altri soci del gruppo hanno partecipato al Consiglio Federale, come Roberto Giuntoli (vicepresidente) e Sandra Basilischi (tesoriere).
Attualmente, il Gruppo Speleologico Pisano è impegnato nell’esplorazione dell’Abisso Astrea, collabora attivamente con la Commissione Scientifica della Federazione Speleologica Toscana e organizza annualmente un corso di introduzione alla speleologia grazie soprattutto agli istruttori Andrea Russino (Istruttore Nazionale), Pascal Vacca, Giovanni Bucarelli (Istruttori), Marco Oppo, Sandra Basilischi, Riccardo Moggia e Marco Innocenzi (Istruttori Sezionali).
Da diversi anni ha anche iniziato a praticare il torrentismo, con escursioni in diverse forre sia italiane che francesi.
Paolo Mannucci