Monte Cucco – La vendetta

10 secondi dopo l’annuncio dato in mailinglist e a ben tre settimane dalla fatidica data do la mia adesione SENSA-SI-E-SENSA-MA al programma, completamente ignaro dei dettagli logistisci (che in pieno stile GSPi saranno resi noti solamente 3 ore prima della partenza).
Inizio quindi la mia stecca mettendo la prima croce e dopo diversi giorni e diverse croci, arriva il momento di partire e viene quindi il momento di convincere il radiatore della mia rover 25 a condividere l’entusiasmo per la partenza per Costacciaro.

Siamo in 7 a partire da Pisa con due mezzi + 1 scheggia vagante che proviene da Roma. L’oranzi citato diabolico coupe di Beribè con a bordo Mancini e Russino parte alle 18.45 da casa Russino, mentre l’insetto scoppiettante di Grande con a bordo Vacca, Paoletti e Franceschini (che era a sciacquare i panni sul tamigi) parte dalla Tamoil alle 20.30.
Alle 23 siamo a Costacciaro e prendiamo possesso dei nostri giacigli nella bellissima sede del CENS che trasuda spelologia.
Alle 00.30 arriva anche l’insetto scoppiettante alla cui testa si palesa una portatrice sana di ciabatte con tacco che non possono passare inosservate anche in un contesto cosi poco glamour. Dopo una mezzoretta di sane minchiate ci mettiamo a nanna immersi in un’atmosfera, in cui la componente ossigeno è minimale, che facilita l’assopimento immediato.

Arrivano le 7.30 e ci svegliamo per far colazione e alle 9 si parte per il campo di volo dei parapendio e dopo esser passati dal magazzino del CENS arriviamo al parcheggio del campo di volo quota 1195 mt slm.
Dopo aver scoperto con disappunto che la prima pianta dista almeno 300 metri, mi rassegno ad effttuate l’evaquazione di rito allo scoperto sul pascolo alpino.
Sono le 9.30 quando lasciamo le macchine al parcheggio del campo per iniziare l’avvicinamento che ci prende almeno 1 ora con dei passaggi in mezzo alla neve che affonda fino al ginocchio. Arriviamo alla piattaforma di ingresso del Cucco turistico (turismo molto selezionato), e la perplessità si dipinge sulla faccia di Guglielmo quando realizza che è il pezzo di sbarra segata su un vertice alto della grata a costituire l’ingresso della grotta.
Ci facciamo acciughe per entrare e alle 11 scendiamo la scala di ingresso del cucco turistico con direzione Gizmo.
Andrea approfitta della lastra di ghiaccio subito sotto la scala per esibirsi in un doppio carpiato con avvitamento da manuale, peccato per l’atterraggio su moschettoni che gli comporta qualche dolorino di troppo e una chiazza nera talmente grossa che fa rivivere l’incubo del golfo del messico.

Poco prima del salone Saracco cominciamo a dividere il gruppo in due, quelli che vogliono scendere il pozzo X e gli altri, dandoci come orario di ritorno le 15.30, 16 al massimo cosi da essere tutti fuori per le 23.
La discesa procede bene, arriaviamo all’inizio del Gizmo e incontriamo il nuovo armo che doppia il vecchio, li Mirco del CENS inizia a sostituire i moschettoni in lega con delle maglie rapide visto che la lega come armo fisso non è considerata molto “salutare”.
Per velocizzare passo sull’armo vecchio per scendere in parallelo, ma i frazionamenti sono tirati e si incrociano con il nuovo armo, e il fango che abbonda (e noi apuani non siamo molto abituati al fango) rende qualsiasi manovra un’ardua impresa.
Io mi impegno al massimo per incasinarmi e devo ricorrere all’aiuto di Marco per farmi staccare la maniglia che nonostante una serie di tentativi restava sempre 2 cm più su della mia mano. Dopo un discreto spreco di tempo ed energie riparto e finalmente arrivo in fondo al Gizmo a sento Pascal che sta ripartendo per fare il pozzo X, sono le 15.
Andrea e Mirco arrivano dopo un decina di minuti e decidiamo che è meglio non proseguire dato che sono già in tre a dover risalire (Mirco deve scendere a mettere dei logger) e se si scendesse entrambi si sforerebbe di sicuro l’orario pattuito, quindi ci mettiamo a bivaccare nell’attesa degli altri.
Dopo poco arriva Evelin che si informa sull’attacco della corda che scende al pozzo X e si fischia giù senza cacarci di striscio.

Subito dopo arriva il Mancini e appena toccato terra chiede garanzia del fatto che fosse veramente il fondo del Gizmo e solo dopo esserselo fatto giurare sulla pianta del cucco, confortato dal fatto di aver raggiunto l’obiettivo preposto, si accende le candeline e dopo averle piazzate su una piadina semi-distrutta si fa scattare la foto celebrativa delle sue 60 primavere a -400 (festeggiate con due mesi di ritardo, ma questa è un’altra storia).
Dopo aver bevuto lo spumantino che si era portato per l’occasione, il Mancini riparte come primo e poco dopo arrivano anche Guglielmo e Giorgio.

Sono le 16 e cominciano a risalire Andrea e Marco e poi anche io che nel frattempo mi ero incartato tipo sperlari, e subito dopo salgono Giorgio e Guglielmo.
La salita procede bene a parte qualche problema di Guglielmo col croll e qualche mio litigio col pantin e alle 17.45 sono in cima al Gizmo, dove Luca del CENS ci attende da diverse ore per poter restare insieme al nostro Marco che aveva saggiamente deciso di non affrontare il Gizmo. Aspettiamo un po cercando di metterci in contatto radio con Mirco che era col gruppo di fondo ma senza riuscire, e dopo aver stilato una lista di tutte le possibili casistiche, quando oramai eravamo quasi convinti del fatto che Pascal avesse inteso come orario di rientro le 15.30 fuso di londra, sentiamo delle voci che anche se incomprensibili ci confermano che stanno risalendo e che quindi possiamo ripartire.

Sono le 18.45 e ricominiamo a risalire fino a che alle 21.30 siamo finalmente al salone margherita e posso comodamente ri-sperlarizzarmi in attesa che arrivino gli altri.
Gli altri arrivano intorno alle 22.30/23 e quindi si può iniziare ad uscire e a scendere in direzione delle macchine.
La discesa di notte su neve è affascinante come sempre e migliore della salita per via della neve più solida.
A coronamento della bella giornata c’è solo una cosa che manca, una bella doccia calda che lavi via il fango del cucco.

Del giorno successivo non dico altro se non che il museo del CENS è fantastico, e si può tranquillamente affermare che dovrebbe essere una pietra miliare di ogni speleologo (e perchè non inserirlo nel nostro corso???).

Ad maiora, anzi, x la prossimo volta, ad Canin!!! mi è rimasta la curiosità di vedere la condotta freatica che dovrebbe avere meno fango e pochi pozzi, e magari organizzare una partitella a calcetto Pisa-Costacciaro nella sala Canin!

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Antonio B.